No Cosentino no party
Lunedì mattina, dopo averlo rassicurato e avergli consegnato – gesto di massima fiducia – persino le liste elettorali da depositare al tribunale di Napoli, Silvio Berlusconi cambia ancora idea e di fronte a Gianni Letta, Denis Verdini, Angelino Alfano, Niccolò Ghedini, Renato Schifani e Fabrizio Cicchitto annuncia ufficialmente che non intende ricandidare Nicola Cosentino. In pubblico, il Cavaliere spiega con candore di averlo fatto per ragioni di consenso, perché questa decisione gli porta dei voti: fino al 2 per cento, dice lui. Ma non risulta da alcuna rilevazione. Berlusconi ha molto fiuto, però.
12 AGO 20

Lunedì mattina, dopo averlo rassicurato e avergli consegnato – gesto di massima fiducia – persino le liste elettorali da depositare al tribunale di Napoli, Silvio Berlusconi cambia ancora idea e di fronte a Gianni Letta, Denis Verdini, Angelino Alfano, Niccolò Ghedini, Renato Schifani e Fabrizio Cicchitto annuncia ufficialmente che non intende ricandidare Nicola Cosentino. In pubblico, il Cavaliere spiega con candore di averlo fatto per ragioni di consenso, perché questa decisione gli porta dei voti: fino al 2 per cento, dice lui. Ma non risulta da alcuna rilevazione. Berlusconi ha molto fiuto, però. “Con questo sistema elettorale, con le liste bloccate, il collegio in realtà non conta quasi niente”, dice Antonio Noto di Ipr Marketing. “I candidati quasi non rilevano perché il consenso si forma intorno al marchio del partito e intorno alle mosse del suo leader”, spiega sempre Noto. Insomma, “apprezzare movimenti dell’elettorato sulla qualità – vera o presunta – delle liste è praticamente impossibile”. E allora perché non candidare Cosentino? “Forse per una più ampia strategia di comunicazione. Non candidare Cosentino potrebbe dare l’idea che nelle liste ci sia stato un rinnovamento”. Effetti? “Incerti anche in questo caso”. Giacomo Portas, oltre a essere deputato uscente (e riconfermato) del Pd, è uno dei sondaggisti più compulsati del Palazzo. Dice Portas: “E’ chiaro che l’espulsione di Cosentino non sposta nulla in termini di consenso. Semmai questa mossa costituisce una specie di profilassi, come un vaccino: lo prendi perché non si sa mai. Berlusconi lo ha eliminato per non prestare il fianco, nel vivo della campagna elettorale, agli attacchi degli avversari politici e dei giornali”. Insomma i vantaggi, sotto il profilo del consenso, sono scarsi, indiretti, quantomeno incerti. Mentre, al contrario, agli osservatori interessati appare chiaro un arretramento culturale del centrodestra un tempo garantista, una resa ideologica e “senza criterio”, pensa per esempio Filippo Facci. Perché la scelta dei candidati, così, rimane “discrezionale – dice il giornalista – ma ammantata di un finto moralismo ossequioso nei confronti delle inchieste della magistratura e alla reazione differenziata che la stampa vi dedica”.
Adesso dicono che Berlusconi, i cui umori sono notoriamente mobili, si sia un po’ pentito. Ma chissà. D’altra parte era da una settimana che il Cavaliere tentennava sul nome dell’ex sottosegretario: un estenuante tira e molla. Lunedì, poco prima di scaricarlo, il Cavaliere lo aveva incontrato a Roma, nella sua residenza di Palazzo Grazioli. I colloqui precedenti erano avvenuti sempre per telefono, ma stavolta, per la decisione finale, Cosentino aveva chiesto di poter spiegare la sua situazione vis à vis al Cavaliere: per lui potrebbero aprirsi le porte del carcere proprio nei giorni in cui si insedierà quel nuovo Parlamento di cui – adesso è chiaro – non farà parte. Alla fine del colloquio privato, Berlusconi gli aveva pure stretto la mano (“sta’ tranquillo che non ti abbandoneremo”), e Denis Verdini, fedele alle parole del Cav., gli aveva pure consegnato il plico delle liste da depositare. Segno di massima fiducia, perché la storiella delle liste “rubate” è appunto una storiella fantasma: le liste del Pdl in Campania erano nelle mani sicure dell’ex coordinatore regionale e candidato. Difatti, quando il Cavaliere, all’improvviso, annuncia di aver deciso (“basta, non lo candido”), nello studio di via del Plebiscito cala il silenzio, nessuno fiata. Alfano insiste per i propri candidati in Sicilia, mentre Verdini difende i suoi. Solo Cicchitto (che su questo dettaglio dice: “Non smentisco e non confermo”) mormora qualcosa sull’esclusione di Cosentino: si arrabbia, ha un moto di stizza, sembra dire “così fa schifo”. All’improvviso si alza dalla sedia e se ne va.
Ancora silenzio, interrotto da Ghedini: “Certo ora passiamo per quelli che mandano in galera la gente…”. Verdini si batte una mano sulla fronte: “Ma le liste le abbiamo date a lui!”. D’altra parte così aveva stabilito Berlusconi, nella sua penultima decisione. “La pizza l’hai fatta tu, Denis. E ora devi andare a Napoli per recuperare”, dice Ghedini. Nessun furto di liste dunque, ma nemmeno una contesa interna sul nome di Cosentino, nessuna impuntatura di Alfano, nessuno scontro con Verdini. Ha deciso Berlusconi, come sempre.
Adesso dicono che Berlusconi, i cui umori sono notoriamente mobili, si sia un po’ pentito. Ma chissà. D’altra parte era da una settimana che il Cavaliere tentennava sul nome dell’ex sottosegretario: un estenuante tira e molla. Lunedì, poco prima di scaricarlo, il Cavaliere lo aveva incontrato a Roma, nella sua residenza di Palazzo Grazioli. I colloqui precedenti erano avvenuti sempre per telefono, ma stavolta, per la decisione finale, Cosentino aveva chiesto di poter spiegare la sua situazione vis à vis al Cavaliere: per lui potrebbero aprirsi le porte del carcere proprio nei giorni in cui si insedierà quel nuovo Parlamento di cui – adesso è chiaro – non farà parte. Alla fine del colloquio privato, Berlusconi gli aveva pure stretto la mano (“sta’ tranquillo che non ti abbandoneremo”), e Denis Verdini, fedele alle parole del Cav., gli aveva pure consegnato il plico delle liste da depositare. Segno di massima fiducia, perché la storiella delle liste “rubate” è appunto una storiella fantasma: le liste del Pdl in Campania erano nelle mani sicure dell’ex coordinatore regionale e candidato. Difatti, quando il Cavaliere, all’improvviso, annuncia di aver deciso (“basta, non lo candido”), nello studio di via del Plebiscito cala il silenzio, nessuno fiata. Alfano insiste per i propri candidati in Sicilia, mentre Verdini difende i suoi. Solo Cicchitto (che su questo dettaglio dice: “Non smentisco e non confermo”) mormora qualcosa sull’esclusione di Cosentino: si arrabbia, ha un moto di stizza, sembra dire “così fa schifo”. All’improvviso si alza dalla sedia e se ne va.
Ancora silenzio, interrotto da Ghedini: “Certo ora passiamo per quelli che mandano in galera la gente…”. Verdini si batte una mano sulla fronte: “Ma le liste le abbiamo date a lui!”. D’altra parte così aveva stabilito Berlusconi, nella sua penultima decisione. “La pizza l’hai fatta tu, Denis. E ora devi andare a Napoli per recuperare”, dice Ghedini. Nessun furto di liste dunque, ma nemmeno una contesa interna sul nome di Cosentino, nessuna impuntatura di Alfano, nessuno scontro con Verdini. Ha deciso Berlusconi, come sempre.